Un colpo di scena che cambierà tutto per migliaia di famiglie separate: la formazione universitaria e i corsi post lauream non sono la stessa cosa.
Questa la sentenza depositata il 3 settembre, che potrebbe far risparmiare migliaia di euro ai genitori divorziati.
Un figlio laureato in video design, dopo aver conseguito il titolo di studio, decide di intraprendere un percorso di specializzazione, ovvero master universitario a Roma, corsi presso il Centro Sperimentale di Cinematografia e persino un’esperienza lavorativa a Milano. Una stima di denaro che si aggira intorno a euro 5.500 euro di spese straordinarie, da dividere equamente fra i conougi
Il padre non ci approva questa scelta e si oppone a questa richiesta.
Il punto nodale della vicenda sta in questo.
Mentre le spese sostenute durante il percorso di laurea triennale rientravano pacificamente tra quelle straordinarie dovute, la prosecuzione degli studi oltre il titolo accademico apre scenari completamente diversi.
La sentenza infatti divide nettamente le spese straordinarie; da una parte troviamo gli esborsi destinati ai bisogni ordinari del figlio, quelli “certi nel loro costante e prevedibile ripetersi” che, pur mantenendo la qualifica di straordinari, possono essere richiesti direttamente in base al titolo originario, senza necessità di ulteriori accertamenti giudiziali.
Dall’altra parte si collocano le spese imprevedibili che, per la loro natura eccezionale, richiedono un’autonoma azione di accertamento. In questi casi il giudice deve verificare l’adeguatezza della spesa in rapporto alle reali esigenze del figlio, nonchè la proporzione rispetto alle condizioni economiche del genitore. Con la conseguenza che, mentre le prime possono essere immediatamente eseguite, le ultime devono passare attraverso un vaglio giudiziario che può ribaltare completamente le pretese economiche.